Rumore di Mercato

Questo sì che è rumore di mercato: I sondaggi per l’indipendenza della Scozia fanno traballare la sterlina

 

Questo sì che è rumore di mercato

Le testate economiche britanniche martedì non si sono soffermate sul miglior risultato messo a segno dall’edilizia del Paese negli ultimi sette mesi, concentrandosi invece sul “crollo” della sterlina, apparentemente seguito alla diffusione di sondaggi stando ai quali il fronte indipendentista sarebbe in crescita. A detta dei commentatori se fra tre settimane il “sì” avesse la meglio, il Regno Unito potrebbe potenzialmente correre forti rischi finanziari, economici e politici. Il tipo di incertezza insomma che i mercati amano odiare.

 

La prima cosa da sottolineare è che il “crollo” della sterlina ha in realtà solo riportato la valuta ai livelli di aprile, e di fatto questa ha continuato a seguire un trend al ribasso iniziato settimane prima dei sondaggi resi noti martedì. Il comportamento valutario è molto complesso e l’impatto dell’indipendenza scozzese sulla sterlina è ambiguo a dir poco.

 

Inoltre, ci sono in gioco diverse questioni di cui non possiamo attualmente prevedere l’esito (figuriamoci l’esito del referendum) e persino “gli esperti” continuano a trovarsi in disaccordo su argomenti quali la condivisione (o non-) del fardello di debito e la valuta per cui dovrebbe optare una Scozia indipendente. Sembrerebbe pertanto piuttosto avventato avviare investimenti sulla base di questo sondaggio in particolare.

 

Per compiere scelte di investimento dovremmo conoscere: a) l’esito del voto b) il quadro giuridico e gli aspetti pratici dell’indipendenza (e non solo se la Scozia riuscirà a mantenere la sterlina) c) e in seguito l’impatto che ciò avrebbe sulla valuta. Nessuno in questo momento può conoscere con certezza queste risposte.

 


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