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Il lunedì nero della Cina?

Siete appena tornati, abbronzati e riposati, dalle vacanze estive – sotto il sole del Portogallo, in barca nel Mediterraneo o alla scoperta delle bellezze naturali della California. Ma i mercati non sembrano in sintonia con il vostro umore: uno sguardo a Bloomberg o alle ultime variazioni del NAV vi riporta bruscamente a una realtà molto meno rilassante.

I titoli di giornale non sono certo più allegri: China Shares Wipe Out All Gains This Year, ci informa il WSJ, European Bourses Join Global Sell Off, scrive l’FT. Il Daily Telegraph parla addirittura di Black Monday, un lunedì nero: il FTSE 100, infatti, è crollato al di sotto di quota 6000.

Cosa è successo davvero e cosa c’è dietro gli ultimi movimenti dei mercati?

L’attenzione degli investitori si è spostata improvvisamente dalla ripresa delle economie occidentali e dalla politica monetaria USA ai rischi per la crescita della Cina e alla necessità di interventi più efficaci (mentre il calo del prezzo del petrolio giustifica la richiesta di un’azione più decisa, perché le banche centrali non fanno di più, in assenza di segni di inflazione?).

Sembra crescere la sfiducia nella politica come arma contro il rallentamento dei Paesi asiatici/emergenti; in un contesto in cui gli investitori sono tuttora attentissimi alla politica globale, questo scetticismo pesa molto sul sentiment.  Anche se la Cina è soggetta a concreti rischi fondamentali, non è stato certo un ‘improvviso shock della crescita’ a provocare i recenti ribassi: il rallentamento dell’economia nazionale è evidente da inizio anno. Ma la repentina decisione della banca centrale (PBoC) di svalutare lo Yuan, a inizio mese, ha colto di sorpresa i mercati e calamitato l’attenzione. Si tratta di svalutazioni limitate (3% USD vs YUAN) che però, associate all’ulteriore debolezza dei dati cinesi (il PMI manifatturiero ha raggiunto quota 47,1) e alla riluttanza delle autorità a ridurre il coefficiente di riserve obbligatorie (RRR), hanno suscitato timori fra gli investitori.

Abbiamo sottolineato spesso che i mercati non rispondono necessariamente ai vari sviluppi in tempi logici. L’economia mondiale è interessata continuamente da moltissimi fenomeni su cui gli investitori sono chiamati a riflettere. Quando sono più inclini al pessimismo, si concentreranno sui fattori che confermano la loro visione delle cose – e viceversa. I vari elementi del contesto, in tutta la loro complessità, sono distillati in un’unica storia e l’umore generale cambia bruscamente. In questo caso, come accade spesso in momenti simili, nelle ultime settimane ci è sembrato di vedere una reazione a catena. Pur non minimizzando i problemi della Cina, siamo convinti che recentemente si sia fatto molto ‘rumore’ sulla questione: basti pensare alle testate che si soffermavano su aspetti piuttosto irrilevanti come il calo degli indici oltre determinati livelli.

Stiamo forse entrando in un territorio ‘episodico’, in cui potrebbero presentarsi delle opportunità. Sì, i timori per la crescita dell’Asia sono legittimi: potremmo assistere effettivamente a un calo della domanda e a un peggioramento dei fondamentali sotto alcuni aspetti. Ovviamente, quando la Cina è finita sotto i riflettori, i mercati hanno subito scontato un mutamento del sentiment, ma non sappiamo se i prezzi riflettono già tutti i rischi. Tuttavia, anche alcuni asset di altri Paesi sono scesi piuttosto in fretta e sarebbe bene riuscire a fiutare le opportunità laddove il crollo c’è stato, ma i fondamentali sono ancora abbastanza solidi.


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