Rumore di Mercato

Cosa ci dice Star Trek sull’economia dai tempi del “Big Bang”?

Esattamente trent’anni fa, con il cambio delle regole alla Borsa di Londra (London Stock Exchange) si aprivano le porte al “big bang” nel Regno Unito. La decisione era in parte una risposta ai timori che Londra potesse perdere il suo ruolo preminente nel mondo della finanza, a tutto vantaggio di città come New York.

L’effetto del big bang è stato un rafforzamento della posizione di Londra come centro finanziario, ma questa mossa ha segnato anche un passaggio cruciale nella tendenza allo spostamento dalla produzione manifatturiera verso i servizi, iniziata prima del 1970.*

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Sempre trent’anni fa, il quarto episodio della saga di Star Trek, Rotta verso la terra, usciva nelle sale statunitensi. In questo film, l’equipaggio dell’Enterprise abbandonava il confronto con il resto dell’universo per tornare a concentrarsi sui problemi interni, andando indietro nel tempo.

Le analogie fra questa trama e il voto pro-Brexit del Regno Unito nel 2016 dipenderanno dalle opinioni politiche di ognuno, ma è di oggi anche la prima pubblicazione di un dato sul PIL relativo a un intero trimestre dal giorno del referendum. Ed è un dato che illustra l’importanza attuale dei servizi per l’economia: la sorpresa positiva in termini di crescita è infatti interamente riconducibile a questo settore.

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Particolarmente incoraggiante è l’espansione tuttora in corso nei settori orientati ai consumi, come cinema, commercio al dettaglio e computer, con la forte vendita di biglietti per le grosse produzioni arrivate nelle sale durante l’estate. Qualcuno ha indicato l’ultimo Star Trek tra i fattori determinanti di tale fenomeno,

ma non è andata proprio così. Come ha sottolineato l’Ufficio di statistica, la produzione cinematografica e televisiva rappresenta solo lo 0,6% dell’economia nel suo complesso e ha contribuito all’incremento del PIL per lo 0,1%. Sfortunatamente per i fan di Star Trek, in base ai dati Star Trek Beyond non figura neanche fra i primi cinque film nella classifica degli incassi, tra quelli usciti nel terzo trimestre.

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Si può quindi concludere che l’ultimo episodio della serie non ha alcun merito nella tenuta dell’economia britannica nel dopo Brexit. Ciò non toglie che il fatto stesso che se ne parli rifletta il modo in cui sono cambiate le cose da quando la City di Londra si è avventurata a esplorare nuovi mondi nel 1986.

*Vale comunque la pena di notare che, secondo i dati OCSE, la percentuale di valore aggiunto da finanza e assicurazioni nel Regno Unito è cresciuta solo dal 5,5% al 7,2% fra il 1990 e il 2015, un livello che sebbene risulti il più alto del G7, resta inferiore a quello di Australia e Cina, per non parlare di Lussemburgo e Svizzera.


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