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Il cammino verso le recessioni

Forse avrete già visto grafici come quello qui sotto (magari qui o qui), secondo cui gli investitori e gli osservatori di mercato si preoccupano più del dovuto:

Di sicuro è stato questo il caso per gran parte della mia esperienza negli investimenti (dal 2007). In seguito alla crisi finanziaria, più o meno ogni anno c’è stato qualcosa che ha “intorbidito” i mercati, generato volatilità e, molto spesso, creato opportunità per gli investitori con un orizzonte temporale più lungo.

In realtà, a dispetto di tutta la paura connessa a questi eventi, sono in tanti con la memoria corta e un senno di poi impeccabile a guardare indietro a questo periodo considerandolo un’epoca di “soldi facili“, in cui bastava semplicemente comprare approfittando dei cali, anche se ad essere più richieste in quella fase sono state le strategie di investimento che cercavano a tutti i costi di evitare la volatilità e schivare la correlazione con le azioni.

Tuttavia, per quanto la scelta di ignorare i timori di mercato si sia rivelata quella giusta nella storia recente, non è detto che vada sempre così. La crisi finanziaria del 2007 ha dimostrato che talvolta le cose possono andare molto male e può volerci molto tempo per recuperare le perdite sui mercati azionari, soprattutto nelle fasi concomitanti e vicine a periodi di recessione.

Certo, questi momenti di perdite sostenute non riguardano soltanto le azioni: un investitore che ha acquistato bund tedeschi a luglio del 2016 sarà andato pari solo a maggio di quest’anno.

Effettivamente, però, sembra che i timori di recessione occupino ampio spazio nella psiche collettiva, soprattutto oggi che la ricorrenza del termine nei discorsi è tornata a livelli simili a quelli dei primi mesi del 2016.

La curva dei rendimenti invertita, l’inasprimento degli attriti commerciali, i timori di una Brexit dura e i dati macro più deboli sono tutti elementi che hanno accentuato le ansie per la crescita, come testimoniato (o forse intensificato) dalle flessioni delle azioni e dai rally dei titoli governativi che abbiamo visto il mese scorso in tutto il mondo.

Come dovrebbero reagire gli investitori a tutto questo? È giusto ignorare la paura e considerare il calo recente come un’opportunità, oppure è un’altra occasione in cui il mercato ha avuto ragione ad avere paura?

Una realtà scomoda

Per la maggior parte di noi è saggio ammettere che non siamo in grado di prevedere le recessioni. Ci provano in molti, incluse le risorse collettive delle banche centrali mondiali e di organizzazioni come l’FMI, e quasi tutti falliscono.

La domanda che dobbiamo farci non è se a nostro avviso ci sarà una recessione oppure no, ma piuttosto quanto è preoccupato il mercato e perché. Dopo tutto, è possibile (in teoria) che un mercato azionario sia così scontato che persino se dovesse concretizzarsi davvero una recessione, si riuscirebbe comunque a generare risultati positivi, purché le aspettative precedenti fossero sufficientemente scoraggianti.

Oggi quasi tutti i mercati azionari sono meno attraenti di quanto siano stati per gran parte del periodo post-crisi e anzi, molti lo sono addirittura meno rispetto alla fase seguita all’episodio di dicembre. Ma il mercato sta snobbando i rischi? A giudicare dalla natura dei commenti si direbbe di no, e lo stesso vale per il comportamento dei prezzi che abbiamo appena visto e i rendimenti negativi sui bund.

Dobbiamo anche riflettere con onestà sulle nostre emozioni. Personalmente sono molto a disagio, proprio come mi sono sentito quasi sempre nelle fasi riportate nel grafico. Potrei fare un lungo elenco delle sfide per la crescita, mentre i fattori in grado di innescare un miglioramento sono pochi, ammesso che ce ne siano. Mi preoccupa anche la possibilità di fare una figura da scemo se alla fine la recessione ci sarà, dopo “tutti i segnali evidenti” che avrebbe potuto verificarsi.

Tuttavia, la realtà è che dobbiamo essere onesti con noi stessi e considerare questo disagio come uno dei motivi principali per cui potremmo riuscire a battere il mercato. La performance robusta dei mercati azionari dai tempi della crisi finanziaria è derivata in larga misura proprio dal fatto che la maggior parte di noi temeva molto un nuovo 2008 e, di conseguenza, ha preteso una buona remunerazione per assumere quel rischio.

Molti dicono di avere un orizzonte temporale lungo e la convinzione che un atteggiamento contrarian crei opportunità, ma sono i periodi come quello attuale che ci sfidano a dimostrare se è davvero così.


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